“Allora, ero in ambulatorio -ubriaco – ho aperto il cassetto, ho chiuso gli occhi, ho preso la prima siringa che ho trovato e… ”

I lunedì sera non sono più quelli di una volta da quando è terminata la-serie-numero-ho-perso-il-conto di E.R., da quando non si può guardare la registrazione (rigorosamente su VHS) della puntata di House del venerdì precedente, da quando in TV sono apparsi polpettoni medici all’italiana e si sono dilatati i dilemmi esistenziali dei medici di Grey’s Anatomy (di cui sPoPolamenti non riesce a diventare dipendente).
Per ammazzare la noia, siamo passate all’azione e abbiamo deciso di provare la demo di “E.R. il gioco“, per diventare un borsista al primo anno, provare l’ebbrezza di salvare una vita umana, fare qualche trecheotomia al volo e magari incontrare il buon Dr. Ross (George, quando c’eri tu era tutta un’altra storia!).
Ma più che zelanti medici in prima linea, sembravamo parenti pestiferi dei novellini di Scrubs: sedie a rotelle distrutte, politiche ospedaliere ignorate, ferite non suturate, pazienti abbandonati, infermiere investite e morti dappertutto. Insomma, una strage annunciata. E del Dr. Ross neanche l’ombra!
La medicina, ovviamente, non fa per noi. Ma a chi volesse fare pratica prima di proiettarsi nel pronto soccorso virtuale, il fato benevolo dà una mano: I casi del Dr. House di Andrew Holtz (Sperling & Kupfer), casi impossibili sezionati e illustrati nel dettaglio.
Noi, per quanto ci riguarda, proveremo con il lavoro a maglia…