“I’m an orange moon and I shine so bright ’cause I reflect the light of my sun”

Diceva un saggio: “finché c’è vita c’è speranza”.
E noi, mentre si aspettava che Miss Erykah Badu salisse sul palco, dopo trentacinque minuti di introduzione riempitiva della sua band, abbiamo recuperato un po’ di speranza e visto il nostro futuro: due sciurette pensionate ultrasessantenni, pianella da riposo e ventaglio alla mano, capello corto fresco di bigodino e camicione d’ordinanza, compostamente confuse tra il coloratissimo seguito degli adoranti Badu-Maniaci.
Ora, tranne il “compostamente” e il capello bigodinato (e forse anche il camicione), sappiamo che anche quando tra qualche decennio tutto sembrerà ancora più morto, piatto e virato al grigio… ce la possiamo fare!
Rock On!



