esreverotuA

29 03 2007

“Il tempo è un’illusione prodotta dai fabbricanti di spazio…”

 

 

Se le implicazioni satanico-subliminali relative all’ascolto al contrario di pietre miliari della storia del rock come Stairway To Heaven (e anche di minuscoli sassolini come Baby One More Time) non vi hanno trasformato in zelanti adepti di una qualche oscura setta, non potete non provare a scoprire che effetto vi fanno i video girati al contrario…

L’ultimo in ordine di tempo è Typical degli americani Mute Math, che al momento risulta essere in cima alla classifica dei video più amati di Youtube. Inversione del tempo, capovolte degne di un plurimedagliato ginnasta russo, playback al contario e molta ironia. Ovviamente gli alt-rockers di New Orleans non hanno inventato un genere. Già prima di loro Coldplay, Jack Johnson e altri avevano fatto esperimenti con le “manipolazioni temporali”. Su Stereogum c’è la lista dei milgiori backwards video.

Se dopo la grande abbuffata, da imbattibili Sherlock Holmes dell’occulto avete scovato e decifrato nei vari fotogrammi degli illuminanti messaggi per l’umanità, avete un futuro come sceneggiatori di Lost. A noi è venuto un gran mal di mare!





Tutto quello che vi siete persi, se ve lo siete persi… perché siete maschietti

28 03 2007

 

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Stavolta vi giustifichiamo solo se siete maschietti: è molto probabile che vi siate persi tutta la trama perchè distratti dai sospiri lascivi e dai commenti scurrili che la vostra fidanzata-barra-moglie-barra-dico-barra-figlia ha indirizzato per tutto il tempo all’uomo-fossetta bello e dannato aka Salvatemi-da-me-stesso-Sawyer o, a seconda dei gusti, al sapore mediorientale dell’iracheno più romantico e politically correct della TV.

 

S02E13 – Il Lupo
S02E14 – Uno degli Altri

 

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Una strage annunciata

27 03 2007

“Allora, ero in ambulatorio -ubriaco – ho aperto il cassetto, ho chiuso gli occhi, ho preso la prima siringa che ho trovato e… ”

 

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I lunedì sera non sono più quelli di una volta da quando è terminata la-serie-numero-ho-perso-il-conto di E.R., da quando non si può guardare la registrazione (rigorosamente su VHS) della puntata di House del venerdì precedente, da quando in TV sono apparsi polpettoni medici all’italiana e si sono dilatati i dilemmi esistenziali dei medici di Grey’s Anatomy (di cui sPoPolamenti non riesce a diventare dipendente).

Per ammazzare la noia, siamo passate all’azione e abbiamo deciso di provare la demo di “E.R. il gioco“, per diventare un borsista al primo anno, provare l’ebbrezza di salvare una vita umana, fare qualche trecheotomia al volo e magari incontrare il buon Dr. Ross (George, quando c’eri tu era tutta un’altra storia!).

Ma più che zelanti medici in prima linea, sembravamo parenti pestiferi dei novellini di Scrubs: sedie a rotelle distrutte, politiche ospedaliere ignorate, ferite non suturate, pazienti abbandonati, infermiere investite e morti dappertutto. Insomma, una strage annunciata. E del Dr. Ross neanche l’ombra!

La medicina, ovviamente, non fa per noi. Ma a chi volesse fare pratica prima di proiettarsi nel pronto soccorso virtuale, il fato benevolo dà una mano: I casi del Dr. House di Andrew Holtz (Sperling & Kupfer), casi impossibili sezionati e illustrati nel dettaglio. 

Noi, per quanto ci riguarda, proveremo con il lavoro a maglia…





begk

25 03 2007

 

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Per ottenere il numero dei litri di saliva che abbiamo versato guardando questo oggetto, basta sommare l’amore che nutriamo per le borse a quello che nutriamo per la musica a quello che nutriamo per l’arte “pop”.

Se anche voi in questo momento siete impegnati fra stracci e secchi a rimediare ai danni causati dall’iperproduzione di secrezioni papillari, vi interesserà sapere che l’uomo che ha creato l’oggetto di cui sopra, ad aprile sarà a Milano a dipingere cose per Mtv.

 





Raschiando il fondo del barile…

22 03 2007

“Our mutilation is to gain from the system…”

 

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sPoPolamenti non crede ai fantasmi, ma ultimamente spera che quello di Jeff Buckley appaia in sonno alla cara mammina e le dica: DACCI UN TAGLIO!

La signora Mary Guibert, dopo una serie di uscite discografiche dall’intento celebrativo (!?!), all’avvicinarsi del decimo anniversario della sua prematura scomparsa, è pronta a dare alle stampe il greatest hits di Jeff. So Real: Songs Of Jeff Buckley (Columbia) che dovrebbe arrivare nei negozi il 22 maggio.

La domanda è: quanti inediti, demo e perle nascoste possono essere rimaste, dopo dieci anni, negli armadi-archivi-cantine di un artista geniale che però era riuscito a pubblicare solo un album e mezzo e che, come compositore, non era propriamente prolifico??? Ma soprattutto, come si fa a fare un greatest hits da meno di due album???

Sono questi i misteri della vita. Ovviamente, la tracklist non causerà faide tra di fan che sostengono la scelta di una canzone rispetto a un’altra, perché praticamente c’è tutto:

 

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Tutto quello che vi siete persi, se ve lo siete persi… perché c’era la neve

21 03 2007

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Siete arrivati a casa e per entrare avete dovuto spalare tre metri di neve, quindi appena entrati avete acceso il caminetto che languiva inutilizzato da febbraio 2006, vi siete acciambellati sulla sedia a dondolo a guardare il fuocherello scoppiettante con in grembo un ciobar e il gatto fusacchiante… e quando vi siete svegliati lo schermo del televisore era già occupato, invece che da quelle di Sawyer e Jack, dalle facce degli acchiappafantasmi fighetti di “Supernatural”. E sono traumi, in effetti. Perciò vi perdoniamo anche stavolta, e vi aggiorniamo.

 

S02E11 – Linea di Confine
S02E12 – Fuoco e Acqua

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Per i giorni di pioggia

18 03 2007

 

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Pare che tornerà l’inverno. Pare che in qualche parte dello stivale addirittura arriverà la neve. Per chi come noi non vuole rinunciare al calore della primavera anche se il termometro scende, una piccola pozione magica c’è, basta seguire il link e aprire orecchie e cervello. E premere Play.

 Soul Sunshine





Non tutte le ciambelle riescono col buco… a volte.

16 03 2007

“Se qualcosa è difficile da fare, significa che non vale la pena di farla…”

 

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La cover è un’arte complicata, perché il confine tra rilettura originale e bieco riciclo è sottile quanto un braccio di Nicole Richie. Non c’è musicista-cantante-artista che non si sia cimentato in una versione personale di classici e meno classici, ma in pochi sono riusciti a lasciare il segno. Tutti gli altri hanno fallito per una serie di eccessi e/o mancanze. Lo staff della webzine Cracked ha raccolto le 20 peggiori cover della storia della pop music, canzoni distrutte da artisti che avrebbero fatto meglio a cantare le proprie. 

In cima alla lista, a sorpresa, Bob Dylan con And It Stoned Me. La motivazione è la seguente: “in realtà non c’è molto da dire, e comuinque il macello che fa Dylan di And It Stoned Me di Van Morrison, ci lascia con una domanda: che cazzo ha mai fatto Van Morrison a bob Dylan? Inoltre va notato che Bob Dylan non si è preoccupato di imparare più di un terzo delle parole della canzone prima di eseguire quella che è la Peggiore Cover nella Storia della Pop Music”.

Al secondo posto Michael Bolton con la mielosa versione di (Sittin’ On) The Dock Of The Bay di Otis Redding e al terzo Kid Rock con lo sbilenco karaoke di Feel Like Making Love dei Bad Company. Qui il resto della classifica.





La settimana dei R.E.M. pt. 2

14 03 2007

“La musica ha il potere speciale di incitare al cambiamento sociale e le canzoni di John Lennon ispirano le persone a combattere per la giustizia e a lottare per la pace…”

 

I festeggiamenti per l’entrata dei R.E.M. nella Rock’n'Roll Hall of Fame continuano, con la pubblicazione di un singolo benefico che i (udite, udite) i quattro membri originali dei R.E.M. hanno inciso per la campagna a favore del Darfur.

La canzone inquestione è una cover di #9 Dream di John Lennon e farà parte di un album, ralizzato dalla Warner Bros insieme ad Amnesty International,  non a caso intiolato Instant Karma: The Campaign to Save Darfur, che include venti perle di Lennon rilette da Green Day, Corinne Bailey Rae, Christina Aguilera, Jack Johnson e altri.

 

Per maggiori informazioni sulla campagna:
www.instantkarma.org
www.amnesty.org/noise
www.wbr.com





La settimana dei R.E.M.

14 03 2007

 

Murmur. Ho fatto un po’ di conti. Se Murmur dura 44 minuti e io l’ho ascoltato ininterrottamente per tre mesi nell’estate del 1984, vuol dire che l’ho sentito 1260 volte.  Una delle ragioni è che dovevo capire cosa diceva Michael…”

 

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Qualche sera fa, il 12 marzo per la precisione, i R.E.M. sono stati ufficialmente insediati nella Rock and Roll Hall of Fame, insieme a Patti Smith, Ronettes, Van Halen, Grandmaster Flash & The Furious Five. A fare il discorso introduttivo un loquacissimo Eddie Vedder (due minuti meno loquace di quando nel 2002 ha introdotto i Ramones) che ha deliziato i presenti spiegando come i R.E.M. siano riusciti a creare uno specchio di musica, suoni ed emozioni, “utilizzando tutti i colori della tavolozza sonora, e creandone dei nuovi”. E sottolineando come nei primi album, nessuno (lui compreso, da fan) riusciva a capire cosa volesse dire quel geniaccio di Michael Stipe! (L’interessato, nel backstage, rideva di gusto).  

Dopo 15 minuti (!) i R.E.M. salgono sul palco e ringraziano tutti. Michael cita una frase di sua nonna: “Sapete cosa significano i R.E.M. per me? Significano ricordare ogni momento“.

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