Dio benedica le interruzioni pubblicitarie. Grazie alla prima pausa spot di House, abbiamo potuto godere di questo momento:
Dio benedica le interruzioni pubblicitarie. Grazie alla prima pausa spot di House, abbiamo potuto godere di questo momento:
“Nella cultura cambogiana il coniglio è considerato una creatura intelligente…”

Sanremo vi annoia? Già dopo la prima puntata non ne potete più dei tempi comici rallentati di Baudo? Anche voi siete certi che possegga il dono dell’ubiquità e avete paura si possa materializzare nel vostro bagno? Il sorriso della Hunziker vi fa lo stesso effetto della maschera di Scream? Ebbene noi di sPoPolamenti abbiamo preparato un frullato energetico alternativo. Con tanto di ombrellino…
Senza sprecare altre parole e dissociandoci da chi lo usa come simbolo pubblicitario per orologi, lassativi e deprimenti fiction mediche all’italiana, diciamo solo che l’episodio 7 della terza stagione di House ieri sera ha sottratto 4.587.000 spettatori al Festival. E l’episodio 14 negli USA ha registrato 27,5 milioni di spettatori diventando al momento l’episodio più visto in assoluto dell’attuale stagione televisiva.
Per gustare il cocktail, girate pagina…

Stavolta la giustificazione è che non sapevate che l’immancabile appuntamento, causa Sanremo, era stato anticipato al lunedì. E va bene, anche oggi vi scusiamo. Ecco gli appunti delle lezioni. Ma la prossima volta, tutti accompagnati dai genitori!
S02E05 – Oggetti Smarriti
S02E06 – Abbandono
“Una scimmia ammaestrata non può insegnare ginnastica”.

Il trailer del film più atteso dell’estate 2007, The Simpsons Movie, è online. Per le tre versioni deltrailer basta andare sul sito ufficale e scegliere quella che più vi aggrada. Ricordate prima di istallare Quick Time sul vostro computer, in caso ne foste sprovvisti.
Quanto alla trama, è tutto ancora top-secret anche se secondo il sito Ain’t That Cool i pare che Homer sia la causa di un incindente alla centrale nucleare, che a sua volta causa un inquinamento dell’acqua potabile. Homer viene licenziato e la maggior parte degli abitanti di Springfield sono costretti a trasferirsi altrove. Noi italiani aspetteremo l’autunno per verificare.
Intanto, per un assaggino “alternativo”:
“How would I know that this would be my fate…”

A volte le cose accadono subito dopo averle pensate…
Chris Cornell ha lasciato gli Audioslave. E questo da una settimana è ormai un dato di fatto. Che il buon Chris sia rinsavito e abbia smesso con lampade, sedute dall’estetista, canzonette da gita scolastica e sedute in palestra per scolpire gli addominali? Che abbia deciso di concentrarsi solo sulla carriera da solista o di fare una bella rimpatriata a base di schitarrate abrasive con i Soundgarden? (Se mai accadesse, sPoPolamenti ha già i fazzoletti pronti, perché si commuove facilmente). Niente di tutto ciò, pare. Secondo quegli inciucioni di Page Six, la rubrica di gossip del New York Post, dietro la rottura, che “ufficialmente” è dovuta a “insanabile incompatibilità di carattere”, ci sarebbero questioni finanziare e la pretesa, non esaudita, di dividere in maniera “non equa” i proventi dei diritti d’autore dal momento che è Chris a scrivere la maggior parte delle canzoni.
Sorge il sospetto che ogni volta che Mr. Cornell è in bolletta, va a battere cassa da qualcuno. Prima l’ex-moglie-manager Susan Silver, ora la fresca ex band. Ma bisogna capirlo. La moglie in carica, Vicky, ha appena speso 3 milioni di dollari per una tenuta tra i monti dell’Idaho, con cinque camere da letto, una jacuzzi esterna e una “sala musica”. E a meno che l’album solista, Carry On, in uscita a maggio, non venda quanto Thriller di Michael Jackson, servono liquidi.
Non ti preoccupare Chris, se hai bisogno, facciamo una colletta…
“It doesn’t matter what they say. In the jealous games people play. Our lips are sealed”

Sarebbe il caso di intitolare il post A Volte Ritornano 3, ma ve lo risparmiamo.
Dalla sua villa nel sud della Francia (anche se al momento ci risulta nel mezzo di un tour celebrativo con le Go-Go’s) rispunta in tutto il suo fulgore Belinda Carlisle. E, insospettabilmente, mette da parte le intemperanze punk, post-punk e new wave dei giorni che furono e parte all’esplorazione della canzone pop francese. Ma non vi aspettate di trovare in Voila, primo disco dopo A Woman & A Mandel 1996, una Belinda in versione chanteuse intellettualoide stile Carla Bruni. L’ex Go-Go’s, insieme al produttore John Reynolds e Brian Eno alle tastiere, riveste classici di Serge Gainsbourg, Jacques Brel, Charles Aznavour, di un elegante elettro-pop, gioioso e solare, tendente qua e là alla techno (ascoltare La Vie En Rose per credere) e li adatta a una voce più matura e affascinante nel suo impeccabile francese. Non ci sono riletture estreme, non ci sono variazioni visionarie, solo genuina passione che deriva dalla libertà di fare un album senza dover rispondere a claustrofobiche logiche commerciali.
Belinda Carlisle – Voila – Rykodysk
1. Ma Jeunesse Fout Le Camp
2. Bonnie et Clyde
3. Avec le Temps
4. Sous le Ciel de Paris
5. Des Ronds Dans L’eau
6. Pourtant Tu M’aimes
7. Ne Me Quitte Pas
8. La Vie en Rose
9. Contact
10. Merci Cherie
11. Jezebel

Stavolta, forse, avevate una scusa buona per non guardare Lost. Immaginiamo siate stati divorati dall’ansia di andarvene in giro travestiti da WAAAALLLTTTT, di sfoggiare tatuaggi uguali a quelli di Dr. Jack, o un cranio lucido come quello di Locke, per cui vi perdoniamo per aver “saltato” il rito del martedì. Allora, per riprendervi dalle fatiche del Carnevale, le avventure dei nostri eroi continuano…
S02E03 – Orientamento
S02E04 – Tutti Odiano Hugo
“Hey, wait, I’ve got a new complaint. Forever in debt to your priceless advice…”

Questo è un post di scuse.
Nei gloriosi anni del grunge, il 50% di sPoPolamenti adorava i Nirvana ma snobbava Courtney Love e la riteneva una sorta di Madonna inacidita le cui provocazoni più che scandalizzare facevano sorridere (pur non avendola mai paragonata a Yoko Ono). Sempre lo stesso 50% di sPoPolamenti considerava la signora Cobain decisamente incoerente e piuttosto banale quando rilasciava commenti al vetriolo su quasi tutti i paladini della scena di Seattle (compresi i compagni di squadra del defunto coniuge).
A quasi quindici anni di distanza, quello stesso 50% prendendo atto con amarezza che i suddetti paladini hanno predicato bene e razzolato male, diventando la fotocopia sbiadita di ciò che erano nei giorni di gloria (vero, Chris Cornell?), si è dovuto ricredere sulla signora Love ed è giunto alla conclusione che nella sua estemporaneità la signora aveva ragione, che era lei la vera regina del grunge e l’unica coerente con se stessa, anche adesso che quei giorni sono ormai un lontano ricordo.
In onore di questa “pacificazione” sPoPolamenti nella sua totalità è fiero di essersi imbattuto nell’autobiografia di Courtney, una raccolta di appunti, poesie, foto, dal titolo illuminate: Dirty Blonde. La quarta di copertina promette di svelare i segreti di “una delle più forti icone pop”.
Sull’onda della globale commozione per la prematura dipartita di

Anna-Nicole “Ancheiricchipiangono” Smith, i sempre sobri produttori hollywoodiani si sono già messi al lavoro. Pare che, su esplicita richiesta di Hugh Hefner, a interpretare la Brooke Logan del Texas sarà:
“And now the end is near and so I face the final curtain…”
Vorremmo sapere cosa fumano i produttori a Hollywood. In particolare vorremmo sapere cosa fumano i produttori della Universal Pictures. Perchè? Perché hanno deciso di fare un film sui Milli Vanilli (ok, potete fare una faccia interrogativa), aka la “più grande truffa della pop music”, e hanno assoldato per la sceneggiatura Jeff Nathanson, già autore di Prova A Prendermi.
Se avete avuto il grande privilegio di aver vissuto gli anni ‘80, sapete che il duo antesignano di tutte le odierne boyband, formato dal francese Fabrice Morvan e dal tedesco Rob Pilatus, bellocci poco talentuosi, dopo aver sbaragliato la concorrenza piazzando in classifica ben cinque singoli (impietosamente identici), tra cui Baby Don’t Forget My Number, Girl, I’m Gonna Miss You e Blame It On The Rain, un triste giorno del 1989 ”cadde” davanti alle telecamere di MTV. Il playback li aveva traditi e le voci di un successo prefabbricato dai discografici furono poi confermate nel novembre dell’anno successivo, quando fu rivelato che a cantare erano due “sconosciuti”di nome Brad Howell e Charles Shaw. Pilatus e Morvan, da artisti da 30 milioni di copie vendute diventarono lo zimbello dello showbiz. Il primo è morto di overdose nel 1998 e il secondo sta ancora cercando la sua strada nel mondo delle sette note.
Per un veloce ripassino: